La città delle donne

Questo è un itinerario più legato alle suggestioni e al mito, che non a reali luoghi di memorie storiche o di emergenze monumentali. Si tratta di un viaggio, potremmo dire, letterario. La storia di Benevento, come quella di altre città e luoghi storici, è fatta anche di miti e leggende, di racconti e fiabe. Per la città sannita un ruolo rilevante lo hanno lo streghe, figure femminili intorno alle quali si è costruito un topos mitologico di incerto valore storico, ma di grande diffusione a livello popolare. Alla figura della strega si lega anche il prodotto più celebre della città, l’omonimo liquore prodotto dalla ditta Alberti. Oggi, cercare le streghe a Benevento sarebbe impossibile, tuttavia, partendo dal mito, si propone un percorso tutto legato alla femminilità, alle donne, sia vere sia mitiche, che tuttavia continuano a fornire importanti coordinate per penetrare nel senso poetico di questa città. Itinerario da percorrere a piedi o in auto. Necessita di almeno tre ore di tempo.

Museo dello Strega

Esattamente di fronte alla Stazione Centrale, sorge lo stabilimento della ditta Alberti che, dal 1860, produce il famoso liquore Strega. La fama di questo liquore ha contribuito a diffondere nel mondo il mito di Benevento città delle streghe, poiché qui cresceva il famoso noce sotto il quale si riunivano per effettuare i sabba con il demonio. Misteriosa rimane ancora oggi l’origine di questo mito, la cui prima traccia si ritrova in un processo celebrato a Todi a carico di una presunta strega, Matteuccia di Ripabianca, che alla fine fu arsa al rogo. Era il 1428. Da allora il mito del sabba e del noce di Benevento non ha smesso di viaggiare nella storia, ma anche nella letteratura e nell’arte. Il liquore Strega ha un colore e un aroma inconfondibili. Dalla sua nascita ha conosciuto una fortuna notevole, e oggi è di certo il brand più noto al quale la città si lega. Nello stabilimento è stato di recente istituito un museo aziendale, che mostra storie e curiosità intorno a questo liquore, ma anche intorno alla leggenda delle streghe. Non manca una sezione sulla storia del premio Strega che, come è noto, è considerato il maggior premio letterario italiano. Istituito a Roma nel 1947, deve il suo nome al fatto che gli Alberti sono, da allora, gli unici sponsor del più ambito riconoscimento della letteratura italiana. Il Museo è visitabile sono su appuntamento. Per qualsiasi informazione di contatto, si consiglia di visitare il sito web dell’azienda. Dopo aver completato la visita di questo suggestivo museo, la seconda tappa dell’itinerario è il ponte Vanvitelli sul fiume Calore. Per raggiungerlo, dopo aver superato piazza Vittoria Colonna, sulla quale di affaccia anche l’edificio della stazione centrale, si imbocca l’ampio e arioso viale Principe di Napoli. Un tempo quartiere industriale della città, dopo le distruzioni della Seconda Guerra Mondiale e la ricostruzione, il rione Ferrovia ha preso un carattere prevalentemente residenziale. Su di esso sorge, sulla sinistra, l’Ospedale del Sacro Cuore, di proprietà dell’Ordine dei Fatebenefratelli, presenti a Benevento dal 1610. Al termine del viale si trova il ponte intitolato al celebre architetto Luigi Vanvitelli, che scavalca il fiume Calore.

La dormiente

Il ponte sul Calore fu edificato intorno alla metà dell’XI secolo, dopo il crollo di un altro ponte romano in contrada Cellarulo. Fu restaurato dal Vanvitelli intorno al 1767. In seguito fu danneggiato prima dai bombardamenti del 1943 e poi dall’alluvione del 1949. Si decise così di abbatterlo e di costruirne uno nuovo. L’attuale, composto da tre ampie arcate a sesto ribassato, porta il nome del celebre architetto, famoso soprattutto per aver costruito la reggia di Caserta. Giunti a questo ponte, conviene sostare un attimo e, stando sul lato di destra, ammirare il panorama verso ovest dove sono i monti del Taburno. È uno dei tanti punti, non l’unico, in cui si può ammirare questi monti formare il profilo di una donna distesa, la celebre Dormiente del Sannio. Si tratta di un profilo inconfondibile noto da tempi immemori. Anche a decine di chilometri di distanza, soprattutto se si proviene da oriente, rimane riconoscibile e indica in maniera inequivocabile questo luogo come un gigantesco segnale. Che la figura disegnata dai monti sia umana non c’è dubbio. Che si tratti di una donna è probabilmente una costruzione culturale che ha il sapore del mito più profondo, quel mito che affonda nell’inconscio più ancestrale, e che portava i nostri antenati a riconoscere nella terra la madre di ogni cosa. La presenza della Dormiente del Sannio è motivo più che sufficiente per ritenere questa città femminile. Forse, nessun’altra città può vantare una riconoscibilità di genere così marcata. Dopo aver ammirato la Dormiente, superare il ponte e girare subito a destra su via Posillipo. Si fiancheggia un’area che presenta ancora i segni dei bombardamenti del 1943, ma anche resti imponenti di edifici termali romani. Dopo la curva, al quadrivio, svoltare a destra per imboccare viale San Lorenzo, al termine del quale si staglia l’imponente facciata della Basilica della Madonna delle Grazie.

Madonna delle Grazie

Questo luogo è oggi segnato dalla presenza di un tempio dedicato a un’immagine della Vergine alla quale i beneventani sono legati da un culto ultramillenario: quello della Madonna delle Grazie. Secondo diverse ipotesi, questa tipologia di culto mariano potrebbe derivare da quella più ancestrale delle dee madre o di altre simili divinità femminili. Siccome era presente a Benevento il culto di Iside, alcuni storici hanno avanzato l’ipotesi che il culto della Madonna delle Grazie si sia sviluppato in continuità con quello pagano, per la evidente somiglianza di alcuni tratti antropologici, quale la sacralità della figura materna. Tuttavia, senza entrare nel merito di questioni che intrecciano pericolosamente la mitologia con la teologia, questo luogo ha una sua suggestione non meno ancestrale di quella che promana la Dormiente, e che parla sempre di femminilità. Di sicuro, in tempi precristiani, in questo luogo sorgeva un santuario di tipo italico, come quello che riconosciamo a Palestrina, Terracina o in luoghi simili. Anche il criptoportico chiamato dei Santi Quaranta era una struttura funzionale a questo santuario. Difficile ritenere che si trattasse dell’Iseo mai ritrovato della città, anche perché dovrebbe essere cronologicamente posteriore, ma non è da escludere che si trattasse comunque di un tempio dedicato una divinità femminile. Grazie alle lapidi e iscrizioni ritrovate, sappiamo che i culti presenti in città erano sempre femminili, a partire già dai tempi repubblicani. È attestata la presenza del culto di Iuno Curitis (uno dei tanti appellativi di Giunone), di Fortuna Publica, di Vesta e di Minerva Berecyntia. Il corpus delle iscrizioni ritrovate nulla ci dicono sulla ubicazione di questi templi, tuttavia possiamo ben ritenere che in questo sito si venerasse una dea, ancor prima della nascita del cristianesimo. Forse, secondo la tesi di Mario Torelli, si trattava di Minerva Berecyntia. A Benevento sono state ritrovate ben sei lapidi che attestano la presenza a Benevento del culto della dea. Caso singolare, se non unico, è l’attributo di Berecyntia, che rimanda probabilmente a tratti culturali troiani presenti nell’ambito magno-greco, da cui sarebbe derivata anche la leggenda della fondazione diomedea della città. Tuttavia, scomparsa qualsiasi traccia di questo santuario pagano, val la pena dedicare qualche minuto alla visita della basilica della Madonna delle Grazie. L’attuale costruzione fu realizzata per un voto fatto dalla cittadinanza durante l’epidemia di colera del 1837. Il progetto fu dell’architetto Vincenzo Coppola, secondo uno stile neorinascimentale. La prima pietra fu posta il 20 maggio 1839 dal delegato pontificio Gioacchino Pecci, futuro papa Leone XIII. La costruzione si protrasse per diversi decenni, tanto che la basilica fu consacrata solo nel 1901, anche se mancava ancora della facciata con il pronao, realizzata nel corso degli anni Venti del Novecento. Ha subito diversi restauri, sia per i bombardamenti del 1943, che fecero crollare la cupola, sia per il terremoto del 1980. Nella chiesa è custodita la statua di legno policromo della Madonna delle Grazie con il Bambino, di scuola napoletana del XVI secolo. Il culto della Madonna delle Grazie, a Benevento, è molto antico. Secondo la tradizione, iniziò con un’icona bizantina portata a Benevento da Santa Artelaide nel VI secolo. La chiesa da lei fatta costruire crollò nel terremoto del 1456 e la tavola, poi sostituita con la statua attuale, fu portata nell’antica chiesa di San Lorenzo, allora al di fuori delle mura. Qui il culto è continuato fino all’attualità. L’antica chiesa di San Lorenzo, che sorgeva di fianco all’attuale basilica dove è ora il convento dei frati minori, fu distrutta dai bombardamenti del 1943. Il bel pronao della facciata, in stile ionico, culmina con una terrazza sulla quale sono poste sei statue: da sinistra, San Rocco, San Gennaro, San Bartolomeo, San Francesco, San Barbato e Sant’Antonio. In cima al timpano è collocata la statua della Madonna delle Grazie, che riprende l’iconografia della statua lignea del XVI secolo. Sotto il portico, di fianco all’ingresso, sono le statue dei due papa Benedetto XIII (papa Orsini, già arcivescovo di Benevento e che ebbe grande culto per la Madonna delle Grazie) e Leone XIII (che pose la prima pietra del nuovo tempio). All’esterno, sulla sinistra, c’è la recente statua di papa Giovanni Paolo II, per ricordare la sua venuta a Benevento, e la visita a questa basilica, avvenuta il 2 luglio del 1990. La scultura è di Andrea Martini, autore anche dei bassorilievi bronzei della Via Crucis e dei due angeli che fungono da acquasantiere all’ingresso. Terminata la visita della basilica, la prossima tappa è il Museo Arcos, dove sono conservati i resti del tempio di Iside. Per giungervi si può procedere a piedi, percorrendo di fatto quasi tutta la città da ovest a est, lungo viale San Lorenzo, corso Dante e corso Garibaldi. In alternativa, in auto si deve procedere secondo la viabilità consentita per giungere a piazza Risorgimento e da lì riprendere a piedi il percorso dell’itinerario. Se si procede a piedi, lungo il percorso si possono ammirare già due reperti provenienti dal tempio di Iside: il Bue Apis, collocato all’inizio di viale san Lorenzo, e un obelisco neoegizio, collocato in piazza Papiniano, lungo il corso Garibaldi.

Museo di Iside

Il Museo Arcos sorge nel piano seminterrato del Palazzo del Governo di Benevento. Ristrutturato e adibito a funzione museale nel 2005, in origine ha ospitato mostre di arte contemporanea e continua a farlo in parte di esso. Dal 2014, l’ala sinistra è utilizzata per esporre le sculture del tempio di Iside, ritrovate a Benevento nel 1903, e appartenenti al Museo del Sannio. In quel 1903 venne in luce un notevole insieme di sculture appartenenti all’Iseo, tanto che fu considerato il maggior ritrovamento di arte egizia avvenuto al di fuori dell’Egitto. I reperti archeologici provengono da un tempio dedicato alla dea egizia, eretto dall’imperatore Domiziano nell’anno 88 d.C. La sua forma e collocazione al momento ci è ancora ignota. Tra i reperti esposti c’è anche un obelisco di fattura neoegizia, il cui gemello è collocato a piazzetta Papiniano, lungo il corso Garibaldi. Sempre dallo stesso tempio proviene anche il Bue Apis che, nel XVII secolo, fu collocato all’inizio di viale san Lorenzo. Il Museo Arcos è visitabile tutti i giorni, tranne il lunedì. Gli orari sono: dal martedì al venerdì dalle 9,00 alle 18,00; il sabato e la domenica dalle 9:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00. Il biglietto di ingresso è di 2 euro, ridotto 1 euro. È possibile acquistare per 6 euro, ridotto 4, il biglietto cumulativo, valido due giorni, per visitare oltre al museo Arcos, il Museo del Sannio e I racconti dell’Arco in Sant’Ilario. Uscendo dal Museo Arcos, il percorso di visita prosegue svoltando sulla destra per procedere fino alla Villa Comunale. Dopo aver superato la Rocca dei Rettori, edificio medievale attualmente di proprietà dell’Amministrazione Provinciale, che qui ha la sua sede, e piazza Castello con al centro il monumento ai caduti, giungiamo all’ingresso della Villa Comunale.

Villa Comunale

Il parco urbano fu realizzato subito dopo l’unità d’Italia e inaugurato nel 1879. Fu progettato con un disegno di tipologia “all’inglese”, ossia senza assi schematici e geometrie regolari, ma seguendo la morfologia irregolare del sito. L’allestimento e la posa in opera delle piante fu del famoso botanico napoletano Alfredo Dehnardt. Ma la villa, soprattutto per la nebbia invernale o per gli zampilli d’acqua, ritorna a mostrare il volto femminile di questa città, denso di un’umidità che è il simbolo stesso di quell’acqua elemento primo della vita. Inoltre da questo sito è possibile ammirare la bella vallata del fiume Sabato, luogo che secondo la leggenda vedeva svolgersi i sabba delle streghe sotto il malefico noce di Benevento. Con il tempo le streghe hanno subito una trasformazione nell’immaginario collettivo, trasformandosi da vecchie megere a donne giovani e sensuali. E con il ricordo delle streghe, ora belle e affascinanti, si conclude questo itinerario volto a scoprire la città delle donne, fatto di dee e di belle streghe, di montagne e di madri, di acqua e di nebbia.