La città dei santi

Benevento è una città molto legata alla religione cristiana, sia per motivi culturali sia per motivi politici, essendo stata parte integrante dello Stato della Chiesa per otto secoli. Nella sua storia sono moltissime le occasioni di incontro con personalità di primissimo piano, poi ascese al soglio pontificio o elevate agli altari. Ricordiamo che uno dei primi vescovi della città fu san Gennaro, martirizzato a Pozzuoli nel 305. Ma la città ha dato i natali anche a tre papi: Felice IV, Vittore III e Gregorio VIII. Oltre san Gennaro, un altro vescovo della città è diventato santo: san Barbato che, nel VII secolo, operò la conversione dei longobardi al cristianesimo. La città, inoltre, conserva importanti reliquie e, nel corso della sua lunghissima storia, ha visto la presenza e l’opera di numerosi santi e beati. L’itinerario proposto è solo un piccolo spaccato della “città dei santi”.

Madonna delle Grazie

La basilica della Madonna delle Grazie fu eretta per un voto fatto dalla cittadinanza durante l’epidemia di colera del 1837. Il progetto fu dell’architetto Vincenzo Coppola, secondo uno stile neorinascimentale. La prima pietra fu posta il 20 maggio 1839 dal delegato pontificio Gioacchino Pecci, futuro papa Leone XIII. La costruzione si protrasse per diversi decenni, tanto che la basilica fu consacrata solo nel 1901, anche se mancava ancora della facciata con il pronao, realizzata nel corso degli anni Venti del Novecento. Ha subito diversi restauri, sia per i bombardamenti del 1943, che fecero crollare la cupola, sia per il terremoto del 1980. Nella chiesa è custodita la statua in legno policromo della Madonna delle Grazie con il Bambino, di scuola napoletana del XVI secolo. Il culto della Madonna delle Grazie, a Benevento, è molto antico. Secondo la tradizione, iniziò con una icona bizantina portata a Benevento da Santa Artelaide nel VI secolo. La chiesa da lei fatta costruire crollò nel terremoto del 1456 e la tavola, poi sostituita con la statua attuale, fu portata nell’antica chiesa di San Lorenzo, allora al di fuori delle mura. Qui il culto è continuato fino all’attualità. L’antica chiesa di San Lorenzo, che sorgeva di fianco all’attuale basilica dove è ora il convento dei frati minori, fu distrutta dai bombardamenti del 1943. Il bel pronao della facciata, in stile ionico, culmina con una terrazza sulla quale sono poste sei statue: da sinistra, San Rocco, San Gennaro, San Bartolomeo, San Francesco, San Barbato e Sant’Antonio. In cima al timpano è collocata la statua della Madonna delle Grazie, che riprende l’iconografia della statua lignea del XVI secolo. Sotto il portico, di fianco all’ingresso, sono le statue dei due papa Benedetto XIII (papa Orsini, già arcivescovo di Benevento e che ebbe grande culto per la Madonna delle Grazie) e Leone XIII (che pose la prima pietra del nuovo tempio). All’esterno, sulla sinistra, c’è la recente statua di papa Giovanni Paolo II, per ricordare la sua venuta a Benevento, e la visita a questa basilica, avvenuta il 2 luglio del 1990. La scultura è di Andrea Martini, autore anche dei bassorilievi bronzei della Via Crucis e dei due angeli che fungono da acquasantiere all’ingresso. Dalla Madonna delle Grazie, procediamo lungo viale San Lorenzo e, al quadrivio, procediamo diritto lungo corso Dante. Si giunge a piazza Cardinal Pacca, ampio spazio che una volta era occupato dal grande monastero di San Pietro, demolito e raso al suolo dai bombardamenti del 1943.

Arco di San Gennaro

Secondo una tradizione, non scientificamente fondata, la casa natale di san Gennaro era sotto quest’arco che porta oggi il suo nome. La struttura ha un aspetto misterioso e di non chiara riconoscibilità tipologica. Di certo è un brano edilizio di origine medievale, risalente ai primi anni dell’XI secolo. Sotto l’arco c’è un’edicola votiva con una tavola raffigurante san Gennaro inginocchiato ai piedi della Madonna con il Bambino in braccio. L’area è oggi in stato di abbandono. Dopo aver dato un’occhiata a questo sito, si procede lungo via San Gaetano. Si attraversa il parco archeologico del Sacramento, al quale si può anche dedicare qualche minuto, e si sbuca su via Carlo Torre, di fianco al Duomo. Procedendo sulla sinistra, e svoltando a destra, ci si trova all’ingresso del Duomo.

Duomo

All’interno del duomo, appena entrando sulla sinistra, è collocato un antico sarcofago di età tardo romana nel quale l’arcivescovo Orsini collocò le reliquie di alcuni santi, dopo aver effettuato una loro ricognizione. In precedenza erano collocate sotto l’altare maggiore. L’attuale Duomo di Benevento è una struttura moderna, poiché è stato ricostruito tra il 1950 e il 1965, dopo che i bombardamenti del 1943 distrussero completamente il precedente complesso monumentale. Del periodo romanico (XII-XIII secolo) si conserva la facciata e il campanile che, fortunosamente, rimasero in piedi durante i bombardamenti. Si tratta di elementi di ispirazione pisana, il cui stile si ritrova anche in altri edifici romanico-pugliesi della Capitanata. La facciata contiene numerose lapidi anche di periodo longobardo, e nell’ultima arcata destra è collocata una statua ritenuta un ritratto di Manfredi di Svevia. Anche il campanile, come quasi tutti i monumenti medievali beneventani, contiene numerosissime statue di spoglio di edifici romani o sepolcrali. Incastonato nel lato orientale del campanile è anche un bassorilievo di cinghiale togato, che ha contribuito alla diffusione della leggenda che la città fosse stata fondata da Diomede. La facciata era anche impreziosita da una porta di bronzo, capolavoro assoluto di arte romanica, realizzata nella seconda metà del XII secolo. Frantumata in maniera drammatica dai bombardamenti del 1943, le parti superstiti sono state riassemblate e la porta restaurata è stata collocata all’interno del Duomo, mentre nel portale è stata posta una copia moderna. L’interno contiene sparsi elementi superstiti del precedente edificio distrutto dai bombardamenti, tra cui una preziosa statua medievale di san Bartolomeo, patrono di Benevento, le cui spoglie giunsero in città nell’anno 838. Recenti scavi archeologici hanno permesso di portare in luce la stratificazione archeologica sottostante all’edificio, e buona parte di essa è oggi visitabile, attraverso il Museo Diocesano, da poco sorto per esporre preziosi reperti di questo straordinario edificio storico. Il Museo Diocesano è aperto nei seguenti giorni: martedì, mercoledì, venerdì e sabato, dalle 09.00 alle 12.00 e dalle 16.00 alle 19.00. L’ingresso è gratuito. Nel Duomo di Benevento, il 10 agosto del 1910, ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale Padre Pio da Pietrelcina, proclamato santo il 16 giugno del 2002. Per ricordare quello che è sicuramente il santo beneventano più famoso, è stata collocata nel Duomo una statua dell’ordinazione sacerdotale di Padre Pio, opera dello scultore Giuseppe Di Marzo.

Completata la visita del Duomo, si può uscire dall’ingresso laterale nella navata sinistra e ci si trova con piazza Orsini sulla destra. Al centro della piazza è collocata la settecentesca fontana dedicata a papa Benedetto XIII, la cui statua è collocata in cima al monumento. Papa Benedetto XIII fu arcivescovo di Benevento dal 1686 al 1730, conservando la titolarità della diocesi anche dopo la sua elevazione al soglio pontificio. Protagonista di un grande rinnovamento non solo della diocesi ma anche della vita sociale, papa Orsini, come viene popolarmente chiamato dai beneventani, è stato una figura di primissimo rilievo nella storia della città. Sulla destra si affaccia il palazzo arcivescovile, anch’esso, come il Duomo, ricostruito dopo i bombardamenti del 1943. Al suo interno sono presenti la Biblioteca Provinciale Pacca e la Biblioteca Capitolare, che conservano importanti fondi, in particolare un ricco corpus di codici medievali scritti nella famosa minuscola beneventana. L’itinerario di visita prosegue lungo il corso Garibaldi, che costituisce la spina viaria principale del centro storico. L’arteria ha preso l’attuale aspetto alla fine dell’Ottocento, quando fu ampliato ricostruendo i fabbricati che sorgono sul lato sinistro salendo. Percorrendo il corso nel primo tratto, si supera, sulla destra, Palazzo Paolo V, antica sede comunale edificata alla fine del XVI secolo, e poco più avanti la chiesa di Sant’Anna del XVIII secolo. Sulla sinistra, di fronte, sorge l’imponente fabbrica dell’ex Seminario Arcivescovile, degli inizi del XVII secolo, attualmente adibito a Archivio di Stato. Nella piazzetta seguente, al centro, è collocato, dal 1872, un obelisco neoegizio, dell’88 d.C., proveniente dal tempio di Iside voluto dall’imperatore Domiziano. Poco più avanti si giunge all’incrocio con via Traiano. La strada è frutto di uno sventramento urbanistico degli anni immediatamente successivi alla fine del secondo conflitto bellico, proprio per creare un cannocchiale ottico che inquadrasse l’Arco di Traiano sullo sfondo.

Palazzo Rotondi Andreotti Leo

Percorrendo via Traiano, e prima di giungere all’Arco, sulla sinistra c’è l’imponente facciata del Palazzo Rotondi Andreotti Leo, risalente al XVII secolo, la cui facciata è attribuita all’architetto napoletano Giovan Battista Nauclerio. In questo edificio, il 24 luglio del 1880, nacque San Giuseppe Moscati. Il padre era originario della provincia di Avellino e giunse a Benevento nel 1877 quale presidente del tribunale. In questa casa nacque Giuseppe, settimo di nove figli. In seguito la famiglia si trasferì prima ad Ancona e poi a Napoli, dove il giovane Giuseppe crebbe e studiò fino a diventare medico all’età di 23 anni. Di spirito profondamente religioso, si dedicò con abnegazione alla cura dei malati, spesso senza alcun compenso e aiutandoli economicamente quando poteva. Morì ad appena 47 anni, nel 1927. Il 16 novembre del 1975 fu dichiarato beato da papa Paolo VI, e il 25 ottobre del 1987 fu proclamato santo da papa Giovanni Paolo II.

San Bartolomeo

Nell’anno 838, il principe longobardo di Benevento Sicardo effettuò una spedizione a Lipari per impossessarsi delle reliquie dell’apostolo Bartolomeo, misteriosamente giunte sull’isola via mare a metà del VI secolo. Quando le reliquie giunsero a Benevento, fu edificata una grandiosa basilica, per ospitarle, proprio di fianco alla cattedrale, sul lato orientale. Questa basilica, ristrutturata dopo i terremoti del XII secolo, fu nuovamente danneggiata dal terremoto del 1688. Mentre si procedeva al suo restauro, un nuovo terremoto nel 1702 la fece crollare definitivamente. Al tempo era arcivescovo di Benevento il cardinale Vincenzo Maria Orsini che, nel 1724, salì al soglio pontificio con il nome di Benedetto XIII. Durante il suo pontificato erogò le somme necessarie per la riedificazione di una basilica dedicata a San Bartolomeo, proclamato santo patrono della città. La chiesa fu edificata, nel luogo dove ora sorge, su progetto di Filippo Raguzzini, uno degli architetti preferiti dal papa, che la consacrò l’8 maggio 1729. La chiesa, ad aula unica, è impreziosita da un pregevole coro ligneo intagliato. Sotto l’altare maggiore, in un’urna di porfido rosso, sono conservate le reliquie dell’apostolo. Dopo aver completato la visita della basilica, si sale per il corso Garibaldi, sulla destra uscendo, e si procede fino a via Tenente Pellegrini, che si imbocca svoltando a destra. Sulla sinistra compare la maestosa facciata dell’ex convento di San Domenico. Procedendo, sulla destra, si costeggia l’ex monastero di San Vittorino, infine, al termine della strada, si sbuca nella piazzetta dove sorge l’antica chiesa dell’Annunziata.

Annunziata

La chiesa fu completamente rifatta dopo il terremoto del 1688, in stile barocco. L’interno è ad aula unica, con tre cappelle per lato. Da notare in particolare la terza a destra, entrando. Si tratta della cappella di San Gennaro, realizzata da Filippo Raguzzini. In alto, a questa cappella, è collocato il busto marmoreo di Benedetto XIII collocato nel 1752. Nel coro di questa chiesa, in due cornici mistilinee, sono collocate due grandi tele di Giuseppe Castellano, pittore molto attivo a Benevento nel periodo orsiniano. I due dipinti, datati 1720, sono una composizione molto originale con tutti i santi protettori della città. Il motivo di queste due tele non è casuale. Questa chiesa veniva spesso usata, nel XVIII, quale sede assembleare del popolo: una specie di aula consiliare allargata, per discutere questioni di forte interesse cittadino. Era quindi opportuno che a vegliare ci fossero i santi protettori di Benevento che vegliavano il popolo attraverso queste due tele. Nella prima delle due tele vediamo i santi protettori il cui culto ha un’antichità maggiore. In alto domina la Madonna delle Grazie, affiancata dall’Arcangelo Michele, il cui culto risale al periodo longobardo. Seguono due vescovi di Benevento, san Barbato e san Gennaro, quindi più sotto san Biagio e san Bartolomeo che è il patrono della città. Altri santi protettori sono san Donato, san Mercurio e san Giovenale, altri santi di cui la città conservava alcune reliquie. Le due tele del Castellano con i santi protettori furono commissionati al tempo dell’Orsini, e quindi è a lui che bisogna attribuire anche la scelta dei nuovi santi chiamati a proteggere la città di Benevento. Ricordando che il cardinale Orsini apparteneva all’ordine domenicano, i primi due santi che vediamo in alto sono san Domenico e san Tommaso d’Aquino, anche lui appartenente all’ordine domenicano. Da ricordare, tra l’altro, che il postulatore della causa di beatificazione dell’aquinate fu proprio un sannita, Guglielmo da Tocco. Al centro della tela c’è san Filippo Neri, di cui a Benevento l’Orsini fece costruire anche una chiesa. Il culto dell’Orsini per san Filippo nacque nell’occasione del terremoto del 1688. L’arcivescovo rimase sepolto sotto le macerie e fu liberato dopo alcune ore. In quell’intervallo l’unica cosa che vedeva era un’immagine di san Filippo che gli fu quindi di conforto per aspettare la salvezza. Gli altri santi protettori di Benevento, come si vede sulla tela, sono Sant’Andrea da Avellino, Sant’Antonio da Padova, san Felice da Cantalice, san Nicola da Tolentino, sant’Ignazio de Loyola, san Francesco Borgia e san Francesco Saverio.