Itinerario principe

Benevento è una delle città più antiche d’Italia e non ha mai avuto soluzioni di continuità nel suo sviluppo storico. Nel corso di più millenni ha conosciuto civiltà e dominazioni diverse, ha attraversato molteplici fasi storiche, a volte più grandiose a volte meno, conservando sempre qualche segno, anche se discreto, di tutto questo notevole passato. Una visita a Benevento è un autentico viaggio nella storia: dal tempo dei dinosauri fino all’evoluzione più attuale e contemporanea della civiltà artistica occidentale. Questo itinerario di visita comprende le eccellenze di Benevento: quei monumenti o luoghi dai quali non si può prescindere, per conoscere e apprezzare la città. Si consiglia di effettuare la visita a piedi. Tempo di visita stimato, almeno 5 ore, anche se, per la ricchezza dei contenuti, si consiglia di dedicare alla visita almeno un’intera giornata.

Teatro romano

La struttura fu costruita al tempo dell’imperatore Commodo, alla fine del II sec. d.C., sostituendo un probabile teatro precedente, realizzato forse in struttura lignea, visto che ci sono testimonianze di spettacoli tenuti anche nei secoli precedenti. È stato riportato in luce nel corso del XX secolo, demolendo le case e le altre strutture che si erano sovrapposte a esso. Unica struttura non demolita è la chiesa tardo settecentesca di Santa Maria della Verità, che si sovrappone a parte della cavea. Tuttavia il teatro oggi risulta nuovamente agibile, anche se la capienza attuale è minore di quella originaria.

Il monumento, che ha un diametro di circa 98 metri, è costruito in opera cementizia laterizia e blocchi di pietra calcarea. Le gradinate sono frutto di reintegro moderno e si sviluppano solo per una parte, mancante dell’anello superiore. La cavea originaria a pianta semicircolare, era realizzata, a imitazione del Colosseo, con tre diversi ordini architettonici: il tuscanico, all’ordine inferiore, di cui si conservano venticinque arcate, lo ionico e il corinzio. La scena era fissa e si componeva di una struttura monumentale, di cui oggi sopravvivono solo due grandi piloni senza alcuna decorazione marmorea.

Molti materiali di spoglio, provenienti dal teatro, sono stati reimpiegati in numerosi edifici presenti nel centro storico della città, come alcuni mascheroni murati in via Capitano Rampone o in piazza Piano di Corte. Molti altri materiali lapidei vari sono conservati nell’antiquarium collocato nel viale d’ingresso attuale del teatro, alle spalle della scena.

Il Teatro è visitabile tutti i giorni dalle ore 9.00 a un’ora prima del tramonto. L’ingresso è da piazza Ponzio Telesino. Il biglietto di ingresso è di 2 euro, ridotto 1 euro.

Uscendo dal Teatro, proseguire in direzione del Duomo, procedendo per via Port’Arsa e via Carlo Torre. Si attraversa uno dei quartieri storicamente più popolari della città, chiamato Triggio. Procedendo lungo via Carlo Torre si giunge in corrispondenza dell’arco romano chiamato del Sacramento. Si tratta di un arco onorario rimasto senza decorazione plastica, e di cui è impossibile ipotizzare l’intitolazione. Secondo alcune ipotesi, attraverso quest’arco si accedeva al foro romano, dato che via Carlo Torre corrisponde, nella topografia della città romana, al cardo maximo. L’area fu sconvolta dai bombardamenti del 1943. Dopo alcuni interventi urbanistici non felici, recentemente l’area ha una prevalente destinazione a parco archeologico, visitabile gratuitamente. In esso è possibile ammirare alcuni ruderi e brani murari di epoche diverse. Il parco fiancheggia il lato occidentale del Duomo, edificio al quale si giunge svoltando sulla destra al termine di via Carlo Torre.

Duomo e Museo Diocesano

L’attuale Duomo di Benevento è una struttura moderna, poiché è stato ricostruito tra il 1950 e il 1965, dopo che i bombardamenti del 1943 distrussero completamente il precedente complesso monumentale. Del periodo romanico (XII-XIII secolo) si conserva la facciata e il campanile che, fortunosamente, rimasero in piedi durante i bombardamenti. Si tratta di elementi di ispirazione pisana, il cui stile si ritrova anche in altri edifici romanico-pugliesi della Capitanata.

La facciata contiene numerose lapidi anche di periodo longobardo, e nell’ultima arcata destra è collocata una statua ritenuta un ritratto di Manfredi di Svevia. Anche il campanile, come quasi tutti i monumenti medievali beneventani, contiene numerosissime statue di spoglio di edifici romani o sepolcrali. Incastonato nel lato orientale del campanile è anche un bassorilievo di cinghiale togato, che ha contribuito alla diffusione della leggenda che la città fosse stata fondata da Diomede.

LLa facciata era anche impreziosita da una porta di bronzo, capolavoro assoluto di arte romanica, realizzata nella seconda metà del XII secolo. Frantumata in maniera drammatica dai bombardamenti del 1943, le parti superstiti sono state riassemblate e la porta restaurata è stata collocata all’interno del Duomo, mentre nel portale è stata posta una copia moderna. L’interno contiene sparsi elementi superstiti del precedente edificio distrutto dai bombardamenti, tra cui una preziosa statua medievale di san Bartolomeo, patrono di Benevento, le cui spoglie giunsero in città nell’anno 838. Recenti scavi archeologici hanno permesso di portare in luce la stratificazione archeologica sottostante all’edificio, e buona parte di essa è oggi visitabile, attraverso il Museo Diocesano, da poco sorto per esporre preziosi reperti di questo straordinario edificio storico. Il Museo Diocesano è aperto nei seguenti giorni: martedì, mercoledì, venerdì e sabato, dalle 09.00 alle 12.00 e dalle 16.00 alle 19.00. L’ingresso è gratuito.

LCompletata la visita del Duomo, si può uscire dall’ingresso laterale nella navata sinistra e ci si trova con piazza Orsini sulla destra. Al centro della piazza è collocata la settecentesca fontana dedicata a papa Benedetto XIII, la cui statua è collocata in cima al monumento. Papa Benedetto XIII fu arcivescovo di Benevento dal 1686 al 1730, conservando la titolarità della diocesi anche dopo la sua elevazione al soglio pontificio. Protagonista di un grande rinnovamento non solo della diocesi ma anche della vita sociale, papa Orsini, come viene popolarmente chiamato dai beneventani, è stato una figura di primissimo rilievo nella storia della città. Sulla destra si affaccia il palazzo arcivescovile, anch’esso, come il Duomo, ricostruito dopo i bombardamenti del 1943. Al suo interno sono presenti la Biblioteca Provinciale Pacca e la Biblioteca Capitolare, che conservano importanti fondi, in particolare un ricco corpus di codici medievali scritti nella famosa minuscola beneventana.

LL’itinerario di visita prosegue lungo il corso Garibaldi, che costituisce la spina viaria principale del centro storico. L’arteria ha preso l’attuale aspetto alla fine dell’Ottocento, quando fu ampliato ricostruendo i fabbricati che sorgono sul lato sinistro salendo. Percorrendo il corso nel primo tratto, si supera, sulla destra, Palazzo Paolo V, antica sede comunale edificata alla fine del XVI secolo, e poco più avanti la chiesa di Sant’Anna del XVIII secolo. Sulla sinistra, di fronte, sorge l’imponente fabbrica dell’ex Seminario Arcivescovile, degli inizi del XVII secolo, attualmente adibito a Archivio di Stato. Nella piazzetta seguente, al centro, è collocato, dal 1872, un obelisco neoegizio, dell’88 d.C., proveniente dal tempio di Iside voluto dall’imperatore Domiziano. Poco più avanti si giunge all’incrocio con via Traiano. La strada è frutto di uno sventramento urbanistico degli anni immediatamente successivi alla fine del secondo conflitto bellico, proprio per creare un cannocchiale ottico che inquadrasse l’Arco di Traiano sullo sfondo.

Arco di Traiano

L’Arco sorse tra il 114 e il 117 d.C. per celebrare l’inaugurazione della via Traiana, e da allora è divenuto uno dei manufatti più importanti di Benevento. Trasformata in porta urbana in periodo longobardo, prese il nome di “Porta Aurea”, in base ad una terminologia di chiara derivazione bizantina. Di fatto, per oltre mille anni, l’Arco rimase inglobato nelle mura della città e solo nel corso del XIX secolo vi furono i primi interventi per isolarlo dalle strutture addossate, isolamento completato solo nel secondo dopoguerra.

Oggi, anche grazie ai numerosi interventi di restauro, l’Arco si presenta in ottimo stato di conservazione e con la decorazione scultorea pressoché integra. Può essere senz’altro considerato l’arco romano meglio conservato tra quelli ancora esistenti. L’arco alto 15,45 metri e largo 8,60, è composto da un solo fornice. Il ricco corredo scultoreo narra la vita e le gesta dell’imperatore Traiano. Sulla facciata che guarda la città sono rievocati diversi aspetti del suo governo civile, mentre sul lato verso la campagna sono narrate alcune sue gesta militari, compiute per allargare i confini dell’impero. Nel fornice sono presenti due grandi pannelli che ricordano la presenza di Traiano a Benevento: una volta per la promulgazione della Istitutio Alimentaria (una legge che imponeva tasse ai proprietari terrieri per aiutare i bambini bisognosi a trovare un lavoro) e un’altra per la inaugurazione della via Traiana, nell’anno 109. Alla fine del 2004, nella vicina chiesetta sconsacrata di Sant’Ilario, risalente al periodo longobardo, fu inaugurato l’allestimento museale “I racconti dell’Arco”. Nel suggestivo ambiente è stato realizzato un percorso multimediale che racconta la storia di Traiano, così come narrata dai rilievi dell’Arco, e vari aspetti della storia del monumento e della vita al tempo degli antichi romani.

Il Museo in Sant’Ilario è aperto tutti i giorni della settimana, dal lunedì alla domenica, festivi compresi, dalle ore 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.00. Il costo del biglietto intero è di 2 euro, ridotto 1 euro. È possibile acquistare per 6 euro, ridotto 4, il biglietto cumulativo, valido due giorni, per visitare oltre a Sant’Ilario, il Museo del Sannio e la collezione di Iside al Museo Arcos.

Dopo aver completato la visita dell’Arco e di Sant’Ilario, tornare sul corso Garibaldi ripercorrendo via Traiano. Svoltando a sinistra si procede fino a piazza Santa Sofia. Lungo il percorso è possibile vedere sulla destra il barocco palazzo Collenea, dall’ampio e arioso cortile, e subito dopo la basilica di San Bartolomeo, edificata su progetto di Filippo Raguzzini, agli inizi del XVIII secolo, per volere di papa Benedetto XIII. La basilica contiene le ossa ritenute reliquie dell’apostolo, portate a Benevento da Lipari nell’838 dal principe longobardo Sicardo. Poco oltre, sempre sulla sinistra, c’è il settecentesco palazzo Terragnoli, la cui facciata è anche attribuita a Filippo Raguzzini. Attualmente è sede della Biblioteca Provinciale Antonio Mellusi. Proseguendo, prima di giungere a piazza Santa Sofia, sulla sinistra si incontra il Teatro Comunale Vittorio Emmanuele, edificato a metà dell’Ottocento su progetto dell’architetto napoletano Pasquale Francesconi. Subito dopo si apre l’armoniosa piazza che incornicia la facciata della chiesa longobarda di Santa Sofia.

Santa Sofia

La chiesa è di fondazione longobarda, e dal 2011 è stata dichiarata dall’Unesco patrimonio dell’umanità, all’interno del sito seriale “I Longobardi in Italia: i luoghi del potere”. La chiesa venne fondata dal duca Arechi II nell’anno 760. Nacque come cappella palatina, ossia era la chiesa annessa al palazzo ducale, nella quale il duca e la sua corte assistevano alle funzioni religiose. In seguito, alla chiesa fu annesso un convento benedettino, che ha avuto grande importanza, per tutto il medioevo, nella vita politica non solo della città ma di buona parte dell’Italia meridionale. L’edificio ha subito numerose modifiche nel corso della sua ultramillenaria vita, anche a seguito dei diversi terremoti che hanno spesso colpito la città. Una delle prime modifiche avvenne probabilmente a metà del XII secolo, quando la chiesa venne modificata con l’aggiunta di una navata anteriore che la trasformò da chiesa a pianta centrale a chiesa longitudinale. Nell’occasione venne realizzato anche il chiostro romanico che è tuttora presente nella parte retrostante. Il terremoto del 1688 determinò il crollo del campanile che rovinò sulla chiesa, provocando il crollo di diverse parti, tra cui anche la cupola. La chiesa venne ripristinata nella primitiva pianta centrale, con una cupola nuova e con una diversa facciata, l’attuale, di chiara ispirazione barocca. Anche l’interno fu modernizzato con una nuova decorazione barocca, decorazione che è stata poi rimossa nell’ultimo restauro compiuto a metà del XX secolo. In occasione di quest’ultimo restauro, l’edificio ha ripreso un aspetto più medievale, con una discussa pianta stellare. In questa occasione sono emersi alcuni brani di affreschi, attribuiti al IX secolo, nella parte absidale della chiesa. Oggi la chiesa di Santa Sofia rimane come una delle costruzioni più originali del periodo altomedievale, soprattutto per la complessa pianta formata da un esagono centrale, ai cui vertici ci sono sei colonne romane di spoglio, che si congiunge ai pilasti e ai muri perimetrali con un originale intreccio di volte di varie forme e tipologie. Sulla facciata, anch’essa di varia e originale sintesi stilistica, si apre un portale romanico del XII secolo. Nella lunetta è raffigurato Cristo in trono tra la Vergine e san Mercurio, mentre inginocchiato è forse l’abate Giovanni IV, autore delle ricostruzioni del XII secolo.

La chiesa è ritornata a essere edificio di culto e parrocchia dagli anni Sessanta. Pertanto i tempi previsti per la visita sono quelli ordinari di una chiesa, al di fuori dei momenti previsti per le celebrazioni liturgiche. Dopo aver effettuato la visita di Santa Sofia, uscendo, sulla sinistra, c’è il cancello che dà l’ingresso al Museo del Sannio, che occupa il chiostro e l’antico monastero benedettino, oltre ad altri ambienti adiacenti di più moderna realizzazione.

Museo del Sannio

Il Monastero di Santa Sofia è diventato museo nel 1928. Prima di questa data, il monastero ha avuto una vita molto lunga e varia. Dopo il declino della presenza benedettina, avvenuta nel XVI secolo, il convento passò ai Canonici Lateranensi, che lo tennero fino alla soppressione degli ordini religiosi nel 1806, durante il periodo francese. Nel 1834 il monastero fu affidato ai Fratelli delle Scuole Cristiane, i Lasalliani, che vi tennero le loro scuole fino al 1907, quando in quell’anno si trasferirono nel vicino palazzo De Simone. Il monastero divenne allora un orfanotrofio maschile, ospitando anche attività artigianali, tra cui una falegnameria e una tipografia, allestite per insegnare un lavoro ai giovani orfani. Nel 1928, a seguito del passaggio degli orfanotrofi alle amministrazioni provinciali, il monastero divenne di proprietà della Provincia di Benevento che decise di sistemarvi il proprio Museo, fino a quel momento ospitato nella Rocca dei Rettori. Grazie all’allestimento dell’allora direttore Alfredo Zazo, nacque il Museo del Sannio, che rappresenta oggi il maggior istituto culturale cittadino. La raccolta museale si incentra soprattutto sui reperti archeologici di epoca classica, presenti in grande quantità nel tessuto edilizio della città. Del resto, la sua prima organizzazione avvenne nel 1873, su suggerimento dell’archeologo tedesco Mommsen e, in linea con gli orizzonti culturali del tempo, era l’archeologia classica il maggior interesse storico del momento. Raccolte così lapidi, rilievi e iscrizioni di periodo romano, il museo si arricchì progressivamente di ulteriori ritrovamenti e acquisizioni, tra cui, più importante di tutti, furono i reperti egizi, provenienti dall’Iseo beneventano, ritrovati in uno scavo fortuito del 1903. Oggi questi ultimi reperti sono stati spostati nel nuovo museo Arcos, realizzato a pochi metri di distanza nei seminterrati del Palazzo del Governo. Oltre ai reperti classici, il Museo è stato progressivamente arricchito anche con reperti pre e protostorici, provenienti dalla provincia, nonché da una ricca collezione di quadri, opere grafiche e sculture, illustranti l’evoluzione culturale cittadina dal medioevo ai giorni nostri.

Un momento della visita al museo va dedicato al chiostro romanico, uno dei più belli tra quelli dell’intera Italia meridionale. Il chiostro attuale fu costruito tra il 1142 e il 1176 dall’abate Giovanni IV, in parte con frammenti di quello precedente dell’VIII secolo, distrutto dai terremoti che colpirono la città nel corso del XII secolo. È a pianta quadrangolare, ma con un angolo rientrante per la presenza della chiesa, ed è composto di quindici quadrifore e di una trifora. Lo stile architettonico mostra un evidente gusto moresco, dovuto alla presenza in città, in quel XII secolo, di maestranze arabe. Su esili ed eleganti colonnine, sono poggiati capitelli e pulvini di grande ricchezza iconografica che variano da elementi fitozoomorfici ad allegorie, figurazioni umane, animali ma anche di esseri fantastici, secondo l’estetica del periodo romanico, tutti rappresentati con un gusto molto dinamico e vitale. Nell’angolo sud occidentale del chiostro, su un pulvino è rappresentata una delle più antiche rappresentazioni plastiche della natività di Gesù, che anticipa la classica iconografia presepiale.

Il Museo è visitabile tutti i giorni, tranne il lunedì, dalle ore 9,00 alle 19,00. Il biglietto di ingresso è di 4 euro, ridotto 2 euro. È possibile acquistare per 6 euro, ridotto 4, il biglietto cumulativo, valido due giorni, per visitare oltre al museo la collezione di Iside al Museo Arcos e I racconti dell’Arco in Sant’Ilario.

Uscendo dal Museo attraverso il bookshop si ritorna nella piazza, al cui centro domina la rotonda fontana neoclassica, con obelisco sorretto da leoni, realizzata agli inizi dell’Ottocento durante la dominazione francese (1806-1815). In effetti, fu proprio in questo periodo, esattamente nel 1810, che la piazza prese forma, espropriando e abbattendo il recinto antistante alla chiesa di Santa Sofia. Benché di forma irregolare, la piazza ha tuttavia una sua misura molto armoniosa. Nell’angolo nordorientale della piazza sorge il campanile di Santa Sofia, qui ricostruito nel 1703 dopo il crollo del precedente durante il terremoto del 1688. La notevole distanza dalla chiesa non fu casuale, proprio per evitare che in caso di futuro crollo rovinasse nuovamente sulla chiesa. Osservando il lato occidentale si può ancora leggere l’iscrizione, in caratteri longobardi, che ricorda la primitiva fondazione del campanile, tra il 1038 e il 1056, al tempo dell’abate Gregorio II. Di lato a questa iscrizione sono presenti cinque stemmi, di fattura moderna, che ricordano i periodi principali della storia beneventana. Il primo, in alto a sinistra, ricorda il periodo sannitico (VIII-IV sec. a.C.), il secondo quello romano (IV sec. a.C.-VI sec. d.C.) e il terzo il periodo della dominazione longobarda (VI-XI sec.). Sulla fila inferiore lo stemma pontificio ricorda il periodo dell’appartenenza allo Stato della Chiesa (XI-XIX sec.) ed infine l’ultimo, con la sigla municipale SPQB, si riferisce al periodo postunitario (dal 1860 in poi) quando la città riacquista la sua autonomia dalla Chiesa nell’ambito del nuovo regno sabaudo. Su altri due lati del campanile sono collocati due pannelli marmorei, realizzati nel 1936 dallo scultore Michelangelo Parlato su disegno dello storico Alfredo Zazo, che rappresentano i momenti di maggior importanza della città, durante il periodo sannitico e quando divenne capitale longobarda di un ducato esteso su gran parte dell’Italia meridionale. Di fronte alla piazza, sul lato opposto del corso, si apre vico Noce che conduce all’Hortus Conclusus, prossima tappa del nostro itinerario.

Hortus Conclusus

L’Hortus Conclusus è un’eccezionale installazione d’arte, unica nel suo genere, realizzata nel 1992 dall’artista di fama internazionale Mimmo Paladino. Il maestro, originario di Paduli in provincia di Benevento, in uno spazio aperto, di pertinenza dell’ex complesso monastico di San Domenico, fondato nel XIII secolo, ha composto un magico insieme di sculture, di arcaica morfologia, dominate da un cavallo con la maschera dorata, elemento ricorrente del suo stile. L’insieme delle sue opere compone uno spazio di grande suggestione, quasi museo di un immaginario passato mitico, sospeso tra la preistoria e l’inizio della civiltà umana. Molteplici sono i segni che rimandano all’archeologia, rivisti con gusto artistico e di suggestione mitologica.

L’Hortus Conclusus è visitabile gratuitamente tutti i giorni dalle 9,00 alle 13,00 e dalle 15,00 alle 20,00. Ripercorrendo vico Noce si ritorna sul corso Garibaldi. Svoltando a destra, dopo pochi metri ci si trova sotto il Palazzo del Governo. L’edificio fu realizzato tra il 1895 e il 1910, progettato in stile tardo neoclassico dall’architetto Pietro Paolo Quaglia e completato da Nicola Breglia. I suoi sotterranei, recuperati nel corso del restauro condotto agli inizi del XXI secolo, sono stati adibiti a museo. In parte di esso sono stati collocati i reperti del tempio di Iside provenienti dal Museo del Sannio.

Museo Arcos

Il Museo Arcos sorge nel piano seminterrato del Palazzo del Governo di Benevento. Ristrutturato e adibito a funzione museale nel 2005, in origine ha ospitato mostre di arte contemporanea e continua a farlo in parte di esso. Dal 2014, l’ala sinistra è utilizzata per esporre le sculture del tempio di Iside, ritrovate a Benevento nel 1903, e appartenenti al Museo del Sannio. In quel 1903 venne in luce un notevole insieme di sculture appartenenti all’Iseo, tanto che fu considerato il maggior ritrovamento di arte egizia avvenuto al di fuori dell’Egitto. I reperti archeologici provengono da un tempio dedicato alla dea egizia, eretto dall’imperatore Domiziano nell’anno 88 d.C. La sua forma e collocazione al momento ci è ancora ignota. Tra i reperti esposti c’è anche un obelisco di fattura neoegizia, il cui gemello è collocato a piazzetta Papiniano, lungo il corso Garibaldi. Sempre dallo stesso tempio proviene anche il Bue Apis che, nel XVII secolo, fu collocato all’inizio di viale san Lorenzo.

Il Museo Arcos è visitabile tutti i giorni, tranne il lunedì. Gli orari sono: dal martedì al venerdì dalle 9,00 alle 18,00; il sabato e la domenica dalle 9:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00. Il biglietto di ingresso è di 2 euro, ridotto 1 euro. È possibile acquistare per 6 euro, ridotto 4, il biglietto cumulativo, valido due giorni, per visitare oltre al museo Arcos, il Museo del Sannio e I racconti dell’Arco in Sant’Ilario.

Uscendo dal Museo Arcos, il percorso di visita prosegue sulla destra fino alla vicina Rocca dei Rettori, edificio medievale attualmente di proprietà dell’Amministrazione Provinciale, che qui ha la sua sede.

Rocca dei Rettori

La Rocca dei Rettori è un mastio realizzato nel 1322 per residenza fortificata a uso del legato pontificio (rettore) destinato alla città di Benevento. Costruito durante il periodo della permanenza ad Avignone del papato, il castello si ispira ad analoghi modelli francesi. Insieme al vicino monastero di Porta Somma, annesso alla Rocca, questo complesso edilizio ha rappresentato il cuore del potere politico durante il periodo della dominazione pontificia. Dopo l’unità d’Italia divenne la sede della Prefettura e dal 1928 in poi ospita l’Amministrazione Provinciale che ne è proprietaria.

La parte fortificata è stata utilizzata anche come luogo di detenzione, e come tale, nel periodo risorgimentale, fu vista come simbolo dell’oppressione politica. Dopo l’unità le carceri furono spostate nell’ex convento di San Felice, prossima tappa del nostro percorso, mentre della Rocca se ne ipotizzava l’abbattimento. Tale demolizione per fortuna non avvenne e il mastio fortificato, nel 1894, divenne la prima sede del Museo Provinciale che poi nel 1928 fu trasferito nel complesso di Santa Sofia. Nel 1960 parte della Rocca è ritornata a essere usata per funzione museale: ospita infatti la sezione risorgimentale del Museo del Sannio. In seguito ai recenti restauri, condotti negli ultimi anni, la sezione è stata estesa a buona parte della Rocca e viene utilizzata anche per mostre temporanee.

La Rocca dei Rettori è sede della Provincia di Benevento, per la visita bisogna quindi rivolgersi al personale dell’amministrazione. Per prenotare la visita si può utilizzare il numero 0824 774502. Il giardino è invece visitabile senza prenotazioni. In esso sono presenti alcune sculture di età contemporanea ed è possibile ammirare lo stupendo paesaggio che guarda sulla valle del Sabato.

Terminata la visita alla Rocca, ci dirigiamo verso l’ultima tappa di questo itinerario: la sede della Soprintendenza di Benevento. Uscendo svoltare verso destra e continuare a procedere in direzione est. Si attraversa piazza Castello, con al centro il Monumento ai Caduti realizzato nel 1929 dallo scultore Publio Morbiducci e dall’architetto Italo Mancini. Notevole la Vittoria Alata in bronzo collocata in cima al monumento. Subito dopo inizia il viale degli Atlantici, fiancheggiato sulla destra dalla Villa Comunale, prezioso e gradevole parco urbano disegnato alla maniera dei giardini inglesi. Fu impiantato nel 1879 dal celebre botanico napoletano Alfredo Denhardt. Superata la Villa Comunale, poco dopo si giunge al complesso di San Felice, che attualmente ospita la sede della Soprintendenza.

Scipionyx Samniticus

Il complesso di San Felice sorse agli inizi del XVII secolo come convento dei frati cappuccini. Fu in seguito abbandonato e dopo l’unità d’Italia fu trasformato in carcere, funzione che ha svolto fino agli anni Ottanta del Novecento. È stato in seguito destinato agli uffici del Centro Operativo della Soprintendenza. Qui sono attualmente collocate alcune lapidi di epoca romana, ritrovate di recente nel territorio beneventano e, in particolare, è esposto il reperto fossile di un cucciolo di dinosauro, ritrovato a Pietraroja (comune montano della provincia beneventana ai confini con il Molise) nel 1980.

Il reperto è di notevole interesse scientifico in quanto mostra lo scheletro fossile di un esemplare giovane di dinosauro teropodo, in eccezionale stato di conservazione, con la presenza anche di organi interni e tessuti molli. Il nome scientifico scelto per questo esemplare è stato di Scipionyx Samniticus, in omaggio alla località di ritrovamento, anche se è popolarmente conosciuto con il nomignolo di “Ciro”.

Il fossile di Ciro è visitabile tutti i giorni, festivi inclusi, dalle ore 9,00 a un’ora prima del tramonto. L’ingresso è gratuito.