Itinerario pontificio

Con la fine della dominazione longobarda e l’arrivo dei normanni, l’Italia meridionale conobbe un profondo rinnovamento politico. La penisola, con la Sicilia, divenne un unico regno, ma da esso rimase esclusa la città di Benevento, che divenne come un’isola governata dallo Stato della Chiesa, anche se il suo territorio ricadeva per intero nel regno napoletano. Questa situazione è durata per ben otto secoli, fino all’unità d’Italia, avvenuta nel 1860. Si tratta quindi del periodo storico più lungo, vissuto dalla città, ed è quello che ha lasciato la maggior impronta al volto urbano, sia attraverso la costruzione di chiese e conventi, sia con il rinnovamento dell’edilizia abitativa, tra cui non mancano pregevoli palazzi pubblici e signorili.

Madonna delle Grazie

La basilica della Madonna delle Grazie fu eretta per un voto fatto dalla cittadinanza durante l’epidemia di colera del 1837. Il progetto fu dell’architetto Vincenzo Coppola, secondo uno stile neorinascimentale. La prima pietra fu posta il 20 maggio 1839 dal delegato pontificio Gioacchino Pecci, futuro papa Leone XIII. La costruzione si protrasse per diversi decenni, tanto che la basilica fu consacrata solo nel 1901, anche se mancava ancora della facciata con il pronao, realizzata nel corso degli anni Venti del Novecento. Ha subito diversi restauri, sia per i bombardamenti del 1943, che fecero crollare la cupola, sia per il terremoto del 1980. Nella chiesa è custodita la statua in legno policromo della Madonna delle Grazie con il Bambino, di scuola napoletana del XVI secolo. Il culto della Madonna delle Grazie, a Benevento, è molto antico. Secondo la tradizione, iniziò con una icona bizantina portata a Benevento da Santa Artelaide nel VI secolo. La chiesa da lei fatta costruire crollò nel terremoto del 1456 e la tavola, poi sostituita con la statua attuale, fu portata nell’antica chiesa di San Lorenzo, allora al di fuori delle mura. Qui il culto è continuato fino all’attualità. L’antica chiesa di San Lorenzo, che sorgeva di fianco all’attuale basilica dove è ora il convento dei frati minori, fu distrutta dai bombardamenti del 1943. Il bel pronao della facciata, in stile ionico, culmina con una terrazza sulla quale sono poste sei statue: da sinistra, San Rocco, San Gennaro, San Bartolomeo, San Francesco, San Barbato e Sant’Antonio. In cima al timpano è collocata la statua della Madonna delle Grazie, che riprende l’iconografia della statua lignea del XVI secolo. Sotto il portico, di fianco all’ingresso, sono le statue dei due papa Benedetto XIII (papa Orsini, già arcivescovo di Benevento e che ebbe grande culto per la Madonna delle Grazie) e Leone XIII (che pose la prima pietra del nuovo tempio). All’esterno, sulla sinistra, c’è la recente statua di papa Giovanni Paolo II, per ricordare la sua venuta a Benevento, e la visita a questa basilica, avvenuta il 2 luglio del 1990. La scultura è di Andrea Martini, autore anche dei bassorilievi bronzei della Via Crucis e dei due angeli che fungono da acquasantiere all’ingresso.

Duomo e Museo diocesano

L’attuale Duomo di Benevento è una struttura moderna, poiché è stato ricostruito tra il 1950 e il 1965, dopo che i bombardamenti del 1943 distrussero completamente il precedente complesso monumentale. Del periodo romanico (XII-XIII secolo) si conserva la facciata e il campanile che, fortunosamente, rimasero in piedi durante i bombardamenti. Si tratta di elementi di ispirazione pisana, il cui stile si ritrova anche in altri edifici romanico-pugliesi della Capitanata. La facciata contiene numerose lapidi anche di periodo longobardo, e nell’ultima arcata destra è collocata una statua ritenuta un ritratto di Manfredi di Svevia. Anche il campanile, come quasi tutti i monumenti medievali beneventani, contiene numerosissime statue di spoglio di edifici romani o sepolcrali. Incastonato nel lato orientale del campanile è anche un bassorilievo di cinghiale togato, che ha contribuito alla diffusione della leggenda che la città fosse stata fondata da Diomede. La facciata era anche impreziosita da una porta di bronzo, capolavoro assoluto di arte romanica, realizzata nella seconda metà del XII secolo. Frantumata in maniera drammatica dai bombardamenti del 1943, le parti superstiti sono state riassemblate e la porta restaurata è stata collocata all’interno del Duomo, mentre nel portale è stata posta una copia moderna. L’interno contiene sparsi elementi superstiti del precedente edificio distrutto dai bombardamenti, tra cui una preziosa statua medievale di san Bartolomeo, patrono di Benevento, le cui spoglie giunsero in città nell’anno 838. Recenti scavi archeologici hanno permesso di portare in luce la stratificazione archeologica sottostante all’edificio, e buona parte di essa è oggi visitabile, attraverso il Museo Diocesano, da poco sorto per esporre preziosi reperti di questo straordinario edificio storico. Il Museo Diocesano è aperto nei seguenti giorni: martedì, mercoledì, venerdì e sabato, dalle 09.00 alle 12.00 e dalle 16.00 alle 19.00. L’ingresso è gratuito. Completata la visita del Duomo, si può uscire dall’ingresso laterale nella navata sinistra e ci si trova con piazza Orsini sulla destra. Al centro della piazza è collocata la settecentesca fontana dedicata a papa Benedetto XIII, la cui statua è collocata in cima al monumento. Papa Benedetto XIII fu arcivescovo di Benevento dal 1686 al 1730, conservando la titolarità della diocesi anche dopo la sua elevazione al soglio pontificio. Protagonista di un grande rinnovamento non solo della diocesi ma anche della vita sociale, papa Orsini, come viene popolarmente chiamato dai beneventani, è stato una figura di primissimo rilievo nella storia della città. Sulla destra si affaccia il palazzo arcivescovile, anch’esso, come il Duomo, ricostruito dopo i bombardamenti del 1943. Al suo interno sono presenti la Biblioteca Provinciale Pacca e la Biblioteca Capitolare, che conservano importanti fondi, in particolare un ricco corpus di codici medievali scritti nella famosa minuscola beneventana. Ritornando indietro, si imbocca via Ennio Goduti e poco dopo, sulla destra, una breve strada in salita ci conduce in piazza Dogana, dove sorge la chiesa e il convento di San Francesco.

San Francesco

La chiesa e il convento sono stati oggetto di un radicale intervento di restauro, dopo che il complesso era stato completamente stravolto da un adattamento ottocentesco a caserma dell’esercito. Negli anni Sessanta l’edificio ha quindi riacquistato la primitiva funzione e sono stati recuperati, ove possibile, i caratteri originari. Secondo la tradizione, il convento sorse a seguito del passaggio di San Francesco per Benevento, nel corso del suo pellegrinaggio alla grotta di San Michele Arcangelo sul Gargano. Anche se non esiste alcuna prova documentaria di tale visita di San Francesco, in base ai suoi caratteri stilistici possiamo ritenere che l’edificio sorse proprio nel primo periodo di diffusione del francescanesimo. La chiesa, preceduta da un portico, è a navata unica coperta da capriate lignee e della struttura originaria conserva soprattutto l’abside. Qui sono riemersi, durante l’ultimo restauro, alcuni frammenti di affreschi tra cui una Madonna dell’Umiltà, di pittore giottesco della metà del XIV secolo, un’immagine di donatore inginocchiato dinanzi al Cristo Liberatore e un affresco del XV secolo raffiguranti la Trinità tra la Madonna e S. Giovanni Evangelista, e in basso i santi Bartolomeo, Giovanni Battista e Francesco. La parte conventuale è caratterizzata da due chiostri gotici. Il primo è costituito da elementi di spoglio, come la vicina cella che funge da base del campanile, e in esso sono riemersi frammenti di plutei della seconda metà del X secolo e un affresco bizantineggiante dell’XI secolo, raffigurante San Costanzo, appartenente forse all’omonima chiesa che qui sorgeva. Dalla chiesa di San Francesco si può svoltare sulla sinistra e imboccare via Isabella Morra e, poco dopo, si giunge su via Arcivescovo Pacca. Sulla sinistra, a poca distanza, si può ammirare la facciata barocca dell’antica biblioteca arcivescovile, formata da un’originale composizione di finestre a profilo mistilineo. Tornati sul corso, svoltiamo a sinistra per dirigersi verso Palazzo Paolo V, che ci appare poco dopo sulla destra.

Palazzo Paolo V

Costruito alla fine del XVI secolo, Palazzo Paolo V sorse come sede comunale e ha mantenuto questa funzione fino al 1987, quando fu liberato per procederne al restauro. L’operazione, non proprio felice, ha consegnato alla città un edificio che è ancora in cerca di una funzione e di una identità. In origine la struttura era di dimensioni minori, ed aveva una facciata simmetrica rispetto al maestoso portale d’ingresso, con due finestre per lato. Nel corso degli anni Venti del Novecento, fu allargato inglobando il volume della chiesa sconsacrata di Santa Caterina, sulla quale furono edificati altri due piani per rendere unitaria la facciata. Il cortile all’interno presenta una ricca collezione di lapidi, murate nell’androne e nei muri. Ricordano diversi episodi e fatti legati alla storia della città. Uscendo da Palazzo Paolo V, di fronte notiamo la massiccia volumetria dell’ex Seminario Arcivescovile, fondato nel XVII secolo, ma la cui facciata è della fine del XIX secolo, a seguito dell’allargamento del corso. Subito dopo si apre la piazzetta Papiniano, che al centro presenta un obelisco neoegizio proveniente dal tempio di Iside. Proseguendo sul corso, subito dopo Palazzo Paolo V, sempre sul lato destro, sorge la chiesa di S. Maria del Carmine, anche detta di Sant’Anna.

Sant’Anna

La chiesa in origine era parte del convento dei Carmelitani, che sorge alle spalle. Oggi il convento è sede del comando provinciale della Guardia di Finanza. La chiesa, ad aula unica, è stata completamente rifatta dopo il terremoto del 1688. Rilevante al suo interno è una tela del pittore romano Sebastiano Conca rappresentante la Madonna con i Ss. Luigi Gonzaga e Maddalena de’ Pazzi. Uscendo dalla chiesa si procede a salire per il corso, fino all’imbocco sulla destra per piazza Roma. Qui una volta sorgeva la chiesa del Gesù, edificata dai gesuiti, demolita nel 1926, dopo essere stata danneggiata da un incendio nel 1918. L’ampia piazza, frutto di una sistemazione degli anni Trenta del Novecento, è dominata dalla facciata del Convitto Nazionale, in stile neorinascimentale ma risalente anch’essa al 1930. Questa ampia fabbrica era il Collegio gesuitico, qui costruito agli inizi del XVII secolo. Quando i gesuiti lasciarono la città, dopo l’unità d’Italia, venne qui istituito il Liceo cittadino, che prese a funzionare dal 1861. In seguito la scuola è stata trasferita in un nuovo edificio sorto in piazza Risorgimento, mentre qui è rimasto il solo Convitto. Proseguendo per via Orbilio Pupillo, si giunge su via Annunziata e, subito sulla sinistra troviamo la fabbrica di Palazzo Mosti, oggi sede comunale.

Palazzo Mosti

Il palazzo apparteneva all’omonima famiglia giunta a Benevento nel XIV secolo. Acquistarono questa proprietà probabilmente dall’antica casata beneventana dei Della Vipera nella prima metà del XVII secolo. Fecero ampliare l’edificio e costruire il passaggio sopra la strada per poter accedere al loro giardino che sorgeva sulle mura della città. Alla fine del XVIII secolo alla famiglia fu concesso dal pontefice il titolo marchesale (in seguito non riconosciuto dalla commissione araldica italiana). Estinto il ceppo principale, gli eredi si trasferirono a Roma e il palazzo fu venduto al Comune di Benevento. Nel 1885 vi fu trasferito l’Istituto Magistrale, sorto nel 1872, che qui è rimasto ininterrottamente per un secolo. Nel decennio Ottanta del Novecento la scuola fu progressivamente trasferita nella nuova sede di via Calandra e il palazzo fu restaurato per ospitare la sede del Comune che ha iniziato qui a funzionare dal 1987. Dopo aver visitato le parti accessibili al pubblico di tale palazzo, uscendo si continua a salire per via Annunziata, fino a giungere all’omonima chiesa che dà la denominazione anche alla strada. Da notare, percorrendo la strada, la notevole quantità di reperti romani e bassorilievi incastrati nei muri.

Annunziata

La chiesa fu completamente rifatta dopo il terremoto del 1688, in stile barocco. L’interno è ad aula unica, con tre cappelle per lato. Da notare in particolare la terza a destra, entrando. Si tratta della cappella di San Gennaro, realizzata da Filippo Raguzzini. In alto, a questa cappella, è collocato il busto marmoreo di Benedetto XIII collocato nel 1752. Nel coro di questa chiesa, in due cornici mistilinee, sono collocate due grandi tele di Giuseppe Castellano, pittore molto attivo a Benevento nel periodo orsiniano. I due dipinti, datati 1720, sono una composizione molto originale con tutti i santi protettori della città. Il motivo di queste due tele non è casuale. Questa chiesa veniva spesso usata, nel XVIII, quale sede assembleare del popolo: una specie di aula consiliare allargata, per discutere questioni di forte interesse cittadino. Era quindi opportuno che a vegliare ci fossero i santi protettori di Benevento che vegliavano il popolo attraverso queste due tele. Nella prima delle due tele vediamo i santi protettori il cui culto ha un’antichità maggiore. In alto domina la Madonna delle Grazie, affiancata dall’Arcangelo Michele, il cui culto risale al periodo longobardo. Seguono due vescovi di Benevento, san Barbato e san Gennaro, quindi più sotto san Biagio e san Bartolomeo che è il patrono della città. Altri santi protettori sono san Donato, san Mercurio e san Giovenale, altri santi di cui la città conservava alcune reliquie. Le due tele del Castellano con i santi protettori furono commissionati al tempo dell’Orsini, e quindi è a lui che bisogna attribuire anche la scelta dei nuovi santi chiamati a proteggere la città di Benevento. Ricordando che il cardinale Orsini apparteneva all’ordine domenicano, i primi due santi che vediamo in alto sono san Domenico e san Tommaso d’Aquino, anche lui appartenente all’ordine domenicano. Da ricordare, tra l’altro, che il postulatore della causa di beatificazione dell’aquinate fu proprio un sannita, Guglielmo da Tocco. Al centro della tela c’è san Filippo Neri, di cui a Benevento l’Orsini fece costruire anche una chiesa. Il culto dell’Orsini per san Filippo nacque nell’occasione del terremoto del 1688. L’arcivescovo rimase sepolto sotto le macerie e fu liberato dopo alcune ore. In quell’intervallo l’unica cosa che vedeva era un’immagine di san Filippo che gli fu quindi di conforto per aspettare la salvezza. Gli altri santi protettori di Benevento, come si vede sulla tela, sono Sant’Andrea da Avellino, Sant’Antonio da Padova, san Felice da Cantalice, san Nicola da Tolentino, sant’Ignazio de Loyola, san Francesco Borgia e san Francesco Saverio. Dopo aver completato la visita dell’Annunziata, si imbocca sulla destra via Tenente Pellegrini e dopo una breve salita si giunge a piazza Guerrazzi, dove sorge l’imponente facciata dell’ex convento di San Domenico.

San Domenico e Hortus Conclusus

Il convento di San Domenico fu fondato nel 1230 da Roffredo Epifanio, famoso giurista beneventano, che acquistò dal monastero di S. Pietro la chiesa di S. Maria antiqua con il terreno confinante. Tre anni dopo sorse anche la chiesa che, tuttavia, nelle sue forme attuali non è più quella del tempo della sua fondazione. La facciata fu rifatta nel 1878, mentre l’interno fu ristrutturato in linee barocche dopo il terremoto del 1688. Nel 1994, nello spostare una pala d’altare con la Madonna del Rosario collocata nel transetto di destra, è emerso un palinsesto di affreschi, risalente ai primi tempi della chiesa. È visibile una Madonna col bambino di stile gotico, un secondo strato del XV secolo con San Giorgio e il drago, infine le immagini di San Bartolomeo e della Madonna di Loreto, nello scomparto centrale. Nella chiesa sono presenti importanti opere d’arte. Tra esse sono da segnalare una tavola della fine del XVI secolo di Donato Piperno con S. Vincenzo Ferreri; la statua settecentesca del Cristo risorto, opera di Gennaro Cerasuolo; il monumento funebre del generale napoleonico Antonio Manhes di Raffaele Belliazzi e una stele di Carolina Manhes, di Giuseppe Vaccà, di stile neoclassico. Il convento adiacente fu trasformato in Palazzo di Giustizia nel 1878 svolgendo questa funzione fino al terremoto del 1980. Nel 1990 l’edificio è stato destinato alla sede del rettorato dell’Università del Sannio. Due anni dopo, nel giardino laterale del convento, fu allestito il complesso di arte contemporanea Hortus Conclusus del noto artista Mimmo Paladino. Per la visita, l’accesso avviene da vico Noce, tutti i giorni dalle 9,00 alle 13,00 e dalle 15,00 alle 20,00. L’Hortus Conclusus è un’eccezionale installazione d’arte, unica nel suo genere, realizzata nel 1992 dall’artista di fama internazionale Mimmo Paladino. Il maestro, originario di Paduli in provincia di Benevento, in uno spazio aperto, di pertinenza dell’ex complesso monastico di San Domenico, fondato nel XIII secolo, ha composto un magico insieme di sculture, di arcaica morfologia, dominate da un cavallo con la maschera dorata, elemento ricorrente del suo stile. L’insieme delle sue opere compone uno spazio di grande suggestione, quasi museo di un immaginario passato mitico, sospeso tra la preistoria e l’inizio della civiltà umana. Molteplici sono i segni che rimandano all’archeologia, rivisti con gusto artistico e di suggestione mitologica.

San Bartolomeo

Nell’anno 838, il principe longobardo di Benevento Sicardo effettuò una spedizione a Lipari per impossessarsi delle reliquie dell’apostolo Bartolomeo, misteriosamente giunte sull’isola via mare a metà del VI secolo. Quando le reliquie giunsero a Benevento, fu edificata una grandiosa basilica, per ospitarle, proprio di fianco alla cattedrale, sul lato orientale. Questa basilica, ristrutturata dopo i terremoti del XII secolo, fu nuovamente danneggiata dal terremoto del 1688. Mentre si procedeva al suo restauro, un nuovo terremoto nel 1702 la fece crollare definitivamente. Al tempo era arcivescovo di Benevento il cardinale Vincenzo Maria Orsini che, nel 1724, salì al soglio pontificio con il nome di Benedetto XIII. Durante il suo pontificato erogò le somme necessarie per la riedificazione di una basilica dedicata a San Bartolomeo, proclamato santo patrono della città. La chiesa fu edificata, nel luogo dove ora sorge, su progetto di Filippo Raguzzini, uno degli architetti preferiti dal papa, che la consacrò l’8 maggio 1729. La chiesa, ad aula unica, è impreziosita da un pregevole coro ligneo intagliato. Sotto l’altare maggiore, in un’urna di porfido rosso, sono conservate le reliquie dell’apostolo. Dopo aver completato la visita della basilica, si sale per il corso Garibaldi, sulla destra uscendo, e si procede fino a Palazzo Terragnoli, che è sulla destra, subito dopo via Tenente Pellegrini.

Palazzo Terragnoli

Il palazzo fu edificato nel 1767 dal capitano e patrizio beneventano Antonio Terragnoli. Di stile rococò, è stato attribuito a diversi architetti, anche se rimane ignoto l’autore del progetto. L’edificio, nel corso del Novecento, fu adibito a Banca d’Italia e in seguito a Biblioteca Provinciale, che ha ancora qui la sede. Gli ambienti a piano terra vengono spesso utilizzati per mostre temporanee, sia documentarie che di arte. Ritornati sul corso Garibaldi, proseguiamo salendo sulla destra. Superiamo il Teatro Comunale, eretto nella seconda metà del XIX secolo su progetto dell’architetto napoletano Pasquale Francesconi. Subito dopo si apre l’armoniosa piazza che incornicia la facciata della chiesa longobarda di Santa Sofia. Superata la piazza, sulla sinistra inizia via Cardinal di Rende che finisce nella piazzetta Vari, dove domina il grandioso palazzo De Simone.

Palazzo De Simone

Questo palazzo sorge in un angolo del centro storico, a ridosso della mura longobarde, occupando una parte considerevole di questo ambito. Si compone di molteplici corpi di fabbrica e ambienti, ingranditi ulteriormente quando il palazzo, agli inizi del Novecento, fu acquistato dai Fratelli delle Scuole Cristiane, i Lasalliani, che qui istituirono il loro collegio, che in buona parte ne sconvolsero l’assetto originario, sopraelevando l’edificio di un piano e demolendo la chiesetta di Santa Rosa che sorgeva all’estremo dell’ala più corta. Con la sistemazione operata dai lasalliani, negli anni Venti, fu ricavata anche una graziosa sala teatrale che ancora oggi funziona (con il nome di Teatro De Simone) e il cui accesso è dal giardino che si apre sul retro. L’edificio, dopo il terremoto del 1980, è stato ceduto dai lasalliani al Comune, che qui hanno collocato la sede del Conservatorio di Musica, istituito quell’anno. Parte dell’edificio è stato acquisito dall’Università del Sannio. Terminata la visita di questo palazzo, si ritorna sul corso e si percorre l’ultimo tratto fino alla Rocca dei Rettori. Sulla sinistra è possibile ammirare sulla destra il grandioso edificio del Palazzo del Governo, edificato tra il 1895 e il 1910 in stile neoclassico, mentre sulla sinistra sorge la sede della Camera di Commercio, edificato negli anni Trenta in stile neogotico.

Rocca dei Rettori

La Rocca dei Rettori è un mastio realizzato nel 1322 per residenza fortificata a uso del legato pontificio (rettore) destinato alla città di Benevento. Costruito durante il periodo della permanenza ad Avignone del papato, il castello si ispira ad analoghi modelli francesi. Insieme al vicino monastero di Porta Somma, annesso alla Rocca, questo complesso edilizio ha rappresentato il cuore del potere politico durante il periodo della dominazione pontificia. Dopo l’unità d’Italia divenne la sede della Prefettura e dal 1928 in poi ospita l’Amministrazione Provinciale che ne è proprietaria. La parte fortificata è stata utilizzata anche come luogo di detenzione, e come tale, nel periodo risorgimentale, fu vista come simbolo dell’oppressione politica. Dopo l’unità le carceri furono spostate nell’ex convento di San Felice, prossima tappa del nostro percorso, mentre della Rocca se ne ipotizzava l’abbattimento. Tale demolizione per fortuna non avvenne e il mastio fortificato, nel 1894, divenne la prima sede del Museo Provinciale che poi nel 1928 fu trasferito nel complesso di Santa Sofia. Nel 1960 parte della Rocca è ritornata a essere usata per funzione museale: ospita infatti la sezione risorgimentale del Museo del Sannio. In seguito ai recenti restauri, condotti negli ultimi anni, la sezione è stata estesa a buona parte della Rocca e viene utilizzata anche per mostre temporanee. La Rocca dei Rettori è sede della Provincia di Benevento, per la visita bisogna quindi rivolgersi al personale dell’amministrazione. Per prenotare la visita si può utilizzare il numero 0824 774502. Il giardino è invece visitabile senza prenotazioni. In esso sono presenti alcune sculture di età contemporanea ed è possibile ammirare lo stupendo paesaggio che guarda sulla valle del Sabato.